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ECOGRAFIA

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Da quando, nella seconda metà degli anni Settanta, l’ecografia ha cominciato ad essere utilizzata nella pratica medica quotidiana, ha immediatamente conquistato un grande successo tra operatori sanitari e pazienti. I medici hanno avuto, per la prima volta, la possibilità di vedere, come attraverso una finestra, l’interno del corpo umano utilizzando uno strumento versatile e privo di rischi .

Ai pazienti l’ecografia piace perché non è dolorosa né fastidiosa, non si serve di radiazioni come i raggi X, e non richiede, di regola, una lunga o fastidiosa preparazione.

L’ecografia è in realtà uno strumento utile per osservare organi prima visualizzabili solo al tavolo operatorio, diagnosticare molte malattie e seguire nel tempo l’evoluzione di un’affezione.

Consente, inoltre, di eseguire in tutta sicurezza esami clinici più complessi come biopsie e veri e propri interventi chirurgici.

Caratteristiche generali
L’ecografia si basa su un semplice fenomeno fisico: i cristalli di quarzo attraversati da una corrente elettrica generano delle onde sonore che, però, non sono udite dall’orecchio umano e perciò sono chiamate ultrasuoni.
Questo fatto accade nel trasduttore che è quel dispositivo che il medico tiene in mano e appoggia sul corpo del paziente, mentre esegue l’esame.
Il trasduttore , chiamato anche sonda, ha la forma di una saponetta, ma può avere anche altre forme, come quella di una grossa matita, ed è collegato alla macchina con un cavo.
Gli ultrasuoni, generati nella sonda , si spostano come onde d’acqua prodotte da un sasso gettato in uno stagno e, come queste, se trovano un ostacolo, tornano indietro.
È lo stesso fenomeno che avviene se si emette un urlo in una caverna: dopo pochi istanti si può ascoltare l’eco della voce che è rimbalzata sulle pareti della grotta.
La sonda dell’ecografo non solo genera gli ultrasuoni, nello stesso tempo può udire gli echi di ritorno. Funziona, in altre parole, anche da orecchio.
Conoscendo la velocità con la quale gli ultrasuoni si muovono, e misurando il tempo trascorso dal momento in cui sono stati prodotti a quello in cui la sonda sente gli echi di ritorno, la macchina è in grado di misurare la distanza dell’ostacolo che ha provocato l’eco.
Lo stesso principio è usato per localizzare i branchi di pesce. Il sonar del peschereccio è come un ecografo: emette onde sonore che viaggiano nell’acqua, rimbalzano sulle grandi masse di pesce e sono captate dalla nave che è in grado di localizzarli con precisione.
Gli ostacoli che gli ultrasuoni incontrano nel corpo umano, sono gli organi interni che avendo struttura e natura differenti rimandano gli echi in misura diversa.
Le ossa, come uno specchio, riflettono completamente gli ultrasuoni che tornano indietro tutti appena ne incontrano la superficie. Una cisti ripiena di liquido, invece, non fa resistenza alcuna ed è attraversata facilmente. Tra questi due estremi c’è un’ampia gradazione: ci sono strutture del corpo umano che lasciano passare un po’ di ultrasuoni e ne mandano indietro altri, come avviene, per esempio per il fegato, muscoli, tiroide e altri. La sonda, perciò, udirà echi di ritorno più o meno forti. Il computer interno della macchina trasforma gli echi in puntini più o meno scuri, secondo la forza dell’eco, che formano le immagini che si muovono sullo schermo.


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